L’AI protegge la massoneria? Domandando a ChatGPT, DeepSeek e Gemini se i loro rispettivi programmatori sono affiliati alla massoneria, le risposte fanno emergere palesi contraddizioni logiche e malcelate prese di posizione a favore di certe élite globali e contro le così dette “teorie del complotto”. Inoltre, interrogando approfonditamente questi chatbot sui presupposti del loro stesso funzionamento e sulle fonti di informazione che utilizzano, vengono fuori ulteriori falle nel sistema al punto da portare a ritenere questi strumenti tutt’altro che intelligenti ma soprattutto ben poco artificiali. In sostanza, le varie intelligenze artificiali per fornire le loro risposte ma anche per svolgere le funzioni e le attività richieste da milioni di utenti ogni giorno nel mondo attingono a database formati in base a bias, parzialità ideologiche e specifiche scelte riduttive che definiscono ciò che è attendibile e cosa non lo è in base al risultato che si vuole ottenere. Si verifica così una pesante manipolazione, per quanto teoricamente in buonafede, di tutte le persone che, inconsapevolmente, si rivolgono all’AI per cercare di ampliare le proprie conoscenze.

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