Su YouTube i creators possono parlare di qualsiasi argomento desiderino. Ma se vogliono avere la possibilità di monetizzare i propri contenuti, cioè di vedersi riconosciuta dalla piattaforma la compartecipazione alle entrate pubblicitarie, devono evitare del tutto certe tematiche oppure devono trattarle solo in un certo modo. È quanto emerge dalle “Linee guida sui contenuti idonei per gli inserzionisti” che comportano l’obbligo per ciascun creator affiliato al “Programma Partner” di YouTube di compilare un questionario di autocertificazione al momento del caricamento di qualsiasi nuovo video sulla piattaforma, sempre che non intenda rinunciare spontaneamente e totalmente alla monetizzazione. Nel questionario e nelle linee guida sono indicate specifiche e capillari limitazioni in merito agli argomenti da trattare, non senza palesi prese di posizione ideologiche da parte del social di Google. Questo meccanismo, nell’interesse della community e degli inserzionisti, innesca una comprensibile autocensura psicologica nei gestori dei canali, i quali sanno che devono evitare certi argomenti o certe modalità di trattarli se non vogliono rinunciare ai loro ricavi. Un potentissimo filtro sui contenuti e sull’informazione “accettata” che danneggia gli utenti e gli spettatori di tutto il mondo, i quali sono portati a pensare che se certi argomenti su YouTube non vengono trattati è perché non esistono o sono “sbagliati”. Un’implicita mancanza di rispetto per l’intelligenza e la cultura degli utenti, in quanto non si consente loro di farsi un’idea complessiva consultando sia la versione “ufficiale” che quella “alternativa”, dal momento che per quest’ultima di solito non c’è spazio.

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