I templi di Paestum in provincia di Salerno e quelli della Magna Grecia, come pure quelli della Grecia, sono tra i ritrovamenti archeologici più importanti della storia, in particolare del primo millennio prima dell’era attuale. Di questi edifici crediamo di sapere quasi tutto: i materiali utilizzati, la loro provenienza, le tecniche di estrazione e lavorazione, il periodo di realizzazione, lo stile architettonico e la funzione cui erano destinati. Ma approfondendo la ricerca emerge un dettaglio incredibile: l’archeologia accademica e ufficiale afferma quello che non sa con certezza, ovvero giunge alla versione storicamente e culturalmente accettata attraverso una serie di deduzioni logiche basate su evidenze non definitive. Spesso si afferma vero qualcosa che deriva dalla semplice comparazione con dettagli emersi presso altri siti simili. Eppure le persone vengono indirizzate a credere vera la versione ufficiale come se si trattasse di qualcosa di comprovato. Osservando in particolare i templi di Paestum e meditando su quegli enormi blocchi sistemati in maniera grandiosa affiora con forza una domanda che la mente tende a respingere: e se invece li avesse costruiti una civiltà molto più evoluta della nostra con tecnologie all’avanguardia a noi sconosciute?

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